Marco Manitta
Nel mio cammino di fede ho compreso sempre di più quanto lo studio della Scrittura, affrontato con costanza e in modo ordinato, sia essenziale per una crescita autentica. Non si tratta semplicemente di accumulare conoscenze, ma di imparare a vivere ciò che si comprende, lasciando che la Parola plasmi pensieri, scelte e atteggiamenti giorno dopo giorno (Giac. 1,22). È un cammino che accompagna l’intera vita: si comincia dalle cose più semplici e, poco alla volta, si viene condotti verso una comprensione più profonda, proprio come scrive Pietro: «come bambini appena nati, desiderate il puro latte spirituale» (1 Pt. 2,2). In questo percorso matura anche il desiderio di mettere ciò che si riceve al servizio degli altri, secondo l’opera che Dio compie in noi per mezzo del Suo Spirito (Flp. 2,13). Per quanto mi riguarda, non è stato soltanto un tempo di studio, ma un cambiamento reale nel modo di vivere la fede.
Questa consapevolezza è cresciuta in maniera particolare negli ultimi anni, attraverso il percorso intrapreso nella Yeshivat HaDerek. È stato un tempo di crescita concreta, ma anche di confronto, di passaggi non facili e di trasformazioni profonde, che mi hanno portato a rivedere molte cose e a maturare una visione più salda e più consapevole della fede.
In queste righe desidero raccontare ciò che ho vissuto in prima persona: l’impostazione della scuola, gli ostacoli iniziali, le difficoltà incontrate, le pressioni affrontate, ma anche i frutti ricevuti e il valore spirituale e pratico della formazione che ho avuto. Vorrei condividere anche alcuni consigli nati dall’esperienza, che potrebbero essere utili a chi sta valutando di intraprendere questo percorso, così da affrontarlo con maggiore consapevolezza, serenità e senso di responsabilità.
Impostazione della scuola
Per me, la Yeshivat HaDerek non è mai stata una semplice scuola online da seguire a distanza, come se bastasse ascoltare qualche lezione e accumulare nozioni. Fin dall’inizio l’ho percepita come un vero cammino di formazione, serio e ben strutturato, nel quale lo studio della Scrittura viene affrontato con responsabilità e profondità, secondo quell’attitudine di diligenza di cui parla anche Paolo in 2 Tim. 2,15. Ciò che ho trovato particolarmente prezioso è stata l’attenzione a leggere i testi tenendo conto delle loro radici ebraiche e del contesto originario, così da maturare una comprensione più consapevole e più solida.
Una delle cose che mi ha colpito di più è stata proprio l’impostazione del percorso. Nulla è lasciato al caso, nulla dipende soltanto dall’emozione del momento o da uno studio improvvisato. C’è un ordine, c’è una gradualità, c’è un senso preciso nel modo in cui si viene accompagnati dalle basi fino ad argomenti via via più profondi. Questo mi ha fatto comprendere che lo scopo non è semplicemente sapere di più, ma lasciarsi formare interiormente, permettendo alla Scrittura di lavorare in profondità nella mente e nel cuore.
Allo stesso tempo, non ho vissuto questo percorso come qualcosa di isolato o solitario. Uno degli aspetti più belli è proprio il fatto che si cresce all’interno di una realtà fatta anche di confronto, dialogo ed edificazione reciproca. Non un ambiente dominato da polemiche sterili o da confusione, ma uno spazio in cui il confronto è orientato alla crescita, alla chiarezza e alla maturazione spirituale.
Ed è proprio questa unione tra rigore nello studio, progressività nel cammino e dimensione comunitaria che, a mio avviso, rende la Yeshivat HaDerek una realtà così preziosa. Non trasmette semplicemente contenuti o conoscenze fini a sé stesse, ma aiuta davvero a crescere in una fede più consapevole, concreta e responsabile, orientata verso quella maturità spirituale descritta in Ef. 4,13, «fino a che tutti giungiamo […] alla statura della pienezza del Messia».
C’è poi un aspetto che porto nel cuore in modo particolare, perché mi ha fatto comprendere che questa scuola non si esaurisce nell’idea di aula, cattedra, libri e banchi, ma prende forma come un cammino concreto, vissuto. Mi è capitato di trascorrere diverse ore insieme al fratello Daniele, passeggiando a lungo tra i sentieri sterrati, le montagne e le colline dei Nebrodi, in Sicilia, e proprio durante quei momenti, nel passo condiviso, nelle soste, nelle conversazioni semplici e profonde, sotto al caldo del sole e all'ombra di un albero, ho ricevuto insegnamenti che sono rimasti impressi dentro di me in modo speciale. In quelle ore ho percepito con maggiore forza che la fede non è soltanto qualcosa da studiare, ma una Via da percorrere; e non è un caso che si parli di "HaDerek", la Via. Vivere quei momenti accanto a un altro discepolo del Maestro mi ha fatto assaporare, in una forma umile ma reale, la bellezza di ciò che Yeshua stesso faceva con i Suoi discepoli: camminare a lungo con loro, ammaestrarli lungo il percorso, formare il cuore mentre si condivideva la strada (e anche un buon pasto). Ed è proprio lì che ho visto quanto la comunione, la presenza e il tempo vissuto insieme possano diventare parte integrante del discepolato.

Esperienza e testimonianza
L’inizio del mio percorso nella scuola non è stato semplice. Venivo da una stagione difficile, che mi aveva segnato in profondità sotto molti aspetti. Per grazia di Dio ero stato rialzato e ristabilito, ma dentro di me c’erano ancora ferite recenti, appena rimarginate. In quel tempo sentivo però un desiderio molto chiaro: intraprendere un cammino serio di fede, accompagnato da fratelli maturi che potessero istruirmi nella Scrittura in modo saldo, concreto e responsabile.
Fu così che, cercando una realtà adatta, mi imbattei in questa scuola biblica online. Già dal modo in cui era presentata, e soprattutto dai contenuti che proponeva, ne ebbi subito un’impressione positiva. Decisi quindi di affrontare tutto l’iter di iscrizione con convinzione. Il primo vero ostacolo arrivò proprio allora: al primo tentativo non fui ritenuto idoneo per entrare nella scuola. Mi furono date anche delle motivazioni precise. Ricordo però che non reagii con amarezza o chiusura. Anzi, accolsi quelle osservazioni come un’occasione per fermarmi, riflettere, crescere e lavorare su me stesso.
Misi subito in pratica i consigli che avevo ricevuto e, dopo alcuni mesi, con una mente più lucida e una comprensione più matura di ciò che avevo vissuto, decisi di riprovarci. Questa volta fui ammesso. Da quel momento iniziai dai corsi introduttivi e, con il tempo, arrivai, dopo circa due anni, ai corsi più avanzati di Teologia Messianica. È stato un percorso graduale e costante, che mi ha aiutato a rivedere molti preconcetti e a riorientare il mio modo di pensare verso un approccio più fedele alla Scrittura, al suo contesto storico e al pensiero ebraico. Alcune idee che mi portavo dietro hanno perso consistenza, altre sono state profondamente rielaborate e consolidate. La cosa più bella, però, è stata vedere come, man mano che studiavo, ogni tassello iniziasse a trovare il suo posto con una chiarezza, una coerenza e una profondità che prima non avevo.
Uno degli insegnamenti che mi ha aiutato di più è stato quello di «disimparare per reimparare». All’inizio non è stato facile lasciare da parte il bagaglio che mi portavo dietro, perché certe impostazioni, dopo dieci anni di conversione, sembravano ormai parte del mio modo di leggere la fede. Col tempo, però, ho compreso quanto fosse necessario fare spazio, avere una mente aperta e lasciarmi formare senza sovrapporre continuamente ciò che già pensavo a ciò che stavo imparando.
Naturalmente non sono mancati momenti di fatica e di scoraggiamento, soprattutto davanti ad argomenti che non riuscivo a comprendere subito. In quei momenti, la disponibilità e la competenza dell’insegnante, insieme al confronto con gli altri studenti, sono state per me di grande aiuto. Ho imparato anche quanto sia importante non saltare i passaggi. Quando si studia in una scuola che ha tanto da offrire, la tentazione di voler correre avanti è forte. Eppure, proprio col passare del tempo, ho visto la sapienza di un percorso costruito con ordine, pensato per mettere fondamenta solide e far crescere ogni cosa al momento giusto.
Dopo circa un anno iniziai a scrivere le prime relazioni e i primi articoli. Anche questa parte del cammino è stata molto formativa. L’insegnante ci incoraggiava continuamente a ragionare sulla Scrittura e a esprimere i concetti con parole nostre, senza limitarci a ripetere in modo meccanico ciò che avevamo studiato. Questo mi ha aiutato a interiorizzare davvero gli insegnamenti ricevuti, facendoli diventare parte del mio modo di comprendere e vivere ciò che imparavo.
Un ruolo importante l’hanno avuto anche le Parashot, cioè le riflessioni sui testi della Torah insieme ai Profeti e ai Vangeli. Attraverso questo lavoro ho potuto cogliere collegamenti sempre più ricchi tra il Tanakh e le Scritture Apostoliche, sviluppando una visione più ampia, più unitaria e più messianica della somma della Scrittura. Questo percorso non ha semplicemente accresciuto la mia conoscenza: ha reso la mia fede più consapevole e più responsabile. Mi ha spinto a trasmettere agli altri ciò che imparavo e a mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti, perché la fede vive anche nelle opere (Giac. 2,17).
Oggi posso dire con gratitudine che il cammino intrapreso nella Yeshivah continua a farmi crescere. Più vado avanti, più ogni cosa acquista chiarezza e coerenza. Si entra in una comprensione più profonda della Scrittura e si impara a prendere le distanze da una fede superficiale, fatta soltanto di slogan o di semplice «versettologia». C’è anche un altro aspetto che considero prezioso: questo è un percorso condiviso, nel quale si cresce insieme agli altri studenti e all’insegnante, dentro un contesto di dialogo, confronto ed edificazione reciproca. Persino i momenti più intensi e le pressioni hanno avuto un significato, perché hanno contribuito alla mia crescita e al mio raffinamento, come l’oro che viene purificato nel fuoco.
Per me è stata, e continua a essere, una vera scuola di vita fondata sulla Scrittura.
Consigli pratici per l’iscrizione e il percorso
Alla luce di ciò che ho vissuto, sento di poter condividere qualche consiglio con chi desidera intraprendere questo cammino. Il primo, e per me il più importante, riguarda la preghiera. Prima ancora di iniziare l’iter di iscrizione, credo sia necessario fermarsi davvero davanti al Signore e cercarlo con costanza, non in modo occasionale o superficiale, ma perseverando nella preghiera, come insegna la Scrittura (1 Tess. 5,17). Non basta l’entusiasmo dei primi momenti, e non basta neppure il desiderio sincero di approfondire certi temi. Un percorso come quello della Yeshivah chiede qualcosa di più: chiede una chiamata, una direzione chiara, la consapevolezza che non si sta entrando in una semplice scuola di cultura biblica, ma in un cammino che ha a che fare con il servizio, con la formazione e con una responsabilità spirituale.
Un’altra cosa che ho imparato riguarda il tempo. La Yeshivat HaDerek richiede un impegno reale, che va ben oltre il semplice studio. Bisogna assimilare i contenuti, scrivere brevi saggi, prepararsi agli esami, partecipare agli incontri e, soprattutto, lasciare che ciò che si apprende trovi spazio dentro di sé. È un percorso esigente, di livello alto, che richiede costanza, disciplina e dedizione. Per questo motivo, personalmente non lo vedo come un cammino adatto a chi è ancora agli inizi con le Scritture. Chi è all’inizio ha bisogno, prima di tutto, di costruire fondamenta solide, di essere seguito con attenzione nella propria comunità, di crescere accanto al proprio pastore o a figure mature nella fede. Solo dopo un certo tratto di strada, quando si è consolidata una base e si è iniziato anche a servire, si può affrontare un percorso del genere con la giusta maturità.
Per esperienza, aggiungo anche che aiuta molto trovarsi in una condizione relativamente stabile, sul piano lavorativo, familiare e anche personale. Quando mancano equilibrio e continuità, portare avanti un cammino così serio diventa molto più difficile. Non lo dico per scoraggiare nessuno, ma perché la realtà è questa: per affrontare bene questo tipo di formazione serve spazio, serve ordine, serve la possibilità concreta di dedicarsi con fedeltà a ciò che si è iniziato.
Una volta entrati, poi, diventa importante rispettare il percorso proposto. Col tempo ho compreso che la gradualità della formazione non è casuale. Ogni passaggio prepara il successivo, e forzare i tempi, voler anticipare certi temi o cercare altrove risposte premature può creare confusione. Quando si prova a correre oltre il ritmo stabilito, si rischia di compromettere proprio quel processo di formazione che invece avrebbe bisogno di essere accolto con pazienza.
Ho capito anche quanto sia importante non vivere questo cammino in isolamento. Il confronto con il proprio pastore o con fratelli maturi nella fede resta prezioso. La scuola non sostituisce la comunità locale, e non deve mai diventare un’alternativa ad essa. Al contrario, può essere un sostegno utile per crescere meglio e servire meglio proprio dentro la realtà comunitaria in cui il Signore ci ha posto.
C’è poi un aspetto che considero fondamentale: il dialogo. Durante il percorso possono emergere dubbi, domande, perfino difficoltà rispetto ad alcuni insegnamenti. È normale. In quei momenti, però, la cosa peggiore è chiudersi. Parlare apertamente con l’insegnante, esporsi con sincerità, affrontare ciò che non si comprende, aiuta a crescere in modo sano. Il confronto onesto costruisce fiducia, chiarisce molte cose e impedisce che piccole incomprensioni si trasformino, col tempo, in distanze più grandi. A volte alcuni argomenti richiedono più tempo per essere assimilati, e anche questo fa parte del percorso. Non tutto si comprende subito, ma molto può maturare se si rimane disponibili, umili e aperti.
Persino quando non ci si trova pienamente d’accordo su questioni secondarie, credo sia essenziale custodire uno spirito di unità. Il dialogo, se vissuto bene, non divide: rafforza. Aiuta a restare saldi senza scivolare nel giudizio, e permette di continuare a crescere insieme.
Infine, c’è una cosa che sento di dire con convinzione: non bisogna scoraggiarsi se all’inizio non si vedono risultati immediati. Serve perseveranza, serve pazienza, serve la disponibilità a lasciare che il Signore lavori nel tempo. Così è stato anche per me. Col passare dei mesi e degli anni, i frutti arrivano, spesso in modo più profondo di quanto immaginassi all’inizio. La fatica non è vana, perché tutto questo acquista senso quando viene vissuto per dare gloria al Signore e per piacere a Lui in ogni cosa (1 Cor. 10,31).
Ambito | Consiglio | Referenza |
Discernimento | Prega con costanza prima di iniziare e cerca la volontà di Dio per questo percorso | 1 Tess. 5,17; Giac. 1,5 |
Motivazione | Non basarti solo su emozioni o zelo iniziale, ma su una chiamata consapevole | Col. 3,23 |
Tempo | Valuta bene il tempo a disposizione: serve impegno reale e continuo | Ef. 5,15-16 |
Costanza | Studia con disciplina, dedizione e perseveranza | 2 Tm. 2,15 |
Condizione personale | Inizia il percorso in una fase di vita relativamente stabile | 1 Cor. 14,33 |
Maturità personale | Non è un percorso per neofiti: prima servono basi solide nella comunità | Eb. 5,12-14 |
Ordine nel percorso | Non saltare gli step: ogni fase ha un senso formativo | 1 Cor. 14,40 |
Umiltà nello studio | Non cercare scorciatoie o risposte fuori percorso per anticipare i tempi | Prov. 19,2 |
Vita comunitaria | Rimani collegato alla tua comunità locale e confrontati con figure mature | Eb. 10,24-25 |
Dialogo | Parla apertamente con l’insegnante in caso di dubbi o difficoltà | Prov. 27,17 |
Crescita graduale | Accetta di non capire tutto subito: è parte del processo | Eccl. 3,1 |
Unità | Cerca il dialogo anche quando non sei d’accordo, evitando divisioni | Ef. 4,3 |
Perseveranza | Non scoraggiarti se non vedi subito risultati | Mt. 24,13; Gal. 6,9 |
Finalità | Studia e cresci per servire e dare gloria a Dio | 1 Cor. 10,31; Mt. 28,19 |
Guardando all’intero percorso, posso dire che ciò che ha fatto davvero la differenza non è stato semplicemente il tempo trascorso, ma la scelta di non fermarmi e di prendere sul serio questo cammino.
Non è stato sempre facile. Ci sono stati momenti di fatica, di dubbio, di confronto e persino di scoraggiamento. Proprio attraversando questi passaggi, però, ho compreso che la crescita nella fede non avviene in modo automatico e non si regge soltanto sullo zelo iniziale o sull’emozione dei primi passi. Richiede una decisione consapevole, richiede costanza, richiede la disponibilità a lasciarsi formare poco alla volta, lasciando che il Signore rinnovi la mente e il cuore lungo il percorso (Rom. 12,2).
Se questa esperienza mi ha insegnato qualcosa, è che nessuno è troppo indietro per iniziare un cammino serio di crescita, e nessuno è escluso a priori da un’opera che Dio vuole compiere. Quello che conta davvero è avere un cuore disposto a mettersi in gioco, ad accettare di essere lavorato e a non arrendersi davanti alle difficoltà.
Per questo il mio incoraggiamento è semplice e sincero: se senti nel cuore il desiderio di crescere, non soffocarlo. Non sentirti inadeguato/a. Portalo davanti al Signore, cercalo con perseveranza nella preghiera e, quando ricevi pace, abbi il coraggio di fare quel passo, anche se ti sembra piccolo. Spesso è proprio nel cammino che le cose iniziano a chiarirsi, a prendere forma e a trovare il loro giusto posto.
Per quanto mi riguarda, questo percorso nella Yeshivat HaDerek è stato, ed è ancora oggi, uno strumento concreto di crescita. Non perché sia stato facile, ma perché mi ha aiutato a dare una direzione più chiara alla mia fede, rendendola più consapevole, più salda e più responsabile. Per questo sento nel cuore una profonda gratitudine. Anzitutto verso il Signore, che nella Sua misericordia non mi ha lasciato nei miei errori, ma mi ha corretto, rialzato e guidato dentro un percorso di crescita reale. Senza di Lui nulla di tutto questo avrebbe avuto inizio, né avrebbe potuto continuare.
Sono grato anche all’insegnante della Yeshivat HaDerek, amico e fratello, Daniele Salamone, per la formazione ricevuta, per la pazienza dimostrata e per il tratto di strada condiviso. Attraverso questo cammino ho potuto comprendere che cosa significhi davvero studiare la Scrittura in modo sistematico, ordinato e profondo, e quanto tutto questo possa incidere concretamente sulla vita di fede.
Alla fine, non si tratta semplicemente di conoscere di più. Si tratta di lasciarsi trasformare, di diventare persone capaci di vivere ciò che apprendono e di trasmetterlo ad altri, secondo il mandato del Maestro: «Andate dunque e fate discepoli» (Mt. 28,19). È così che, giorno dopo giorno, la fede smette di restare un’idea e diventa una realtà vissuta.
A completare questo tratto di cammino, posso dire con gioia che da poche settimane frequento la Chiesa Cristiana Evangelica di Francoforte, dove mi sono sentito accolto fin da subito con calore e semplicità. Per me questo rappresenta un dono prezioso del Signore, perché sto sperimentando la bellezza di una famiglia spirituale senza la quale è impossibile condividere davvvero la fede, crescere insieme e continuare il mio percorso non da solo, ma in comunione con altri fratelli e sorelle.