Introduzione
Il rapporto tra fede e scienza è da immemore tempo oggetto di dibattito, riflessione e confronto. Molto è stato scritto per sottolinearne le tensioni, le convergenze o le reciproche incomprensioni, spesso senza giungere a una sintesi condivisa. Ciò che tuttavia accomuna fede e scienza è il fatto che entrambe nascono dal desiderio umano di comprendere la realtà: l’origine del cosmo, della vita e dell’uomo, nonché il loro significato e il loro destino finale.
Questo articolo non intende contrapporre in modo banale fede e scienza, né screditare il valore dell’indagine scientifica. Piuttosto, vuole mettere in luce una questione più profonda, ovvero su quale fondamento ultimo l’uomo sceglie di costruire la propria visione del mondo e della vita. La scienza offre strumenti potenti per descrivere e comprendere il funzionamento della realtà. La fede cristiana, invece, propone una risposta al senso ultimo dell’esistenza, fondata sulla rivelazione di Dio in Yeshua il Messia. La riflessione che segue invita il lettore a considerare entrambi le visioni e a interrogarsi personalmente sul fondamento su cui costruisce la propria vita.
Il fondamento della scienza
La scienza si fonda sull’osservazione, sulla formulazione di ipotesi e sulla loro verifica attraverso il metodo sperimentale e il linguaggio matematico. Ciò che può essere osservato, misurato, formalizzato e sottoposto a esperimento rientra nel dominio della conoscenza scientifica. In questo senso, la scienza procede secondo il principio del verificare per comprendere, offrendo modelli sempre più accurati per descrivere la realtà fisica.
Negli ultimi secoli, e in particolare negli ultimi decenni, il progresso scientifico ha conosciuto un’accelerazione sensa precendenti, portando risultati che hanno trasformato profondamente la vita umana. Tuttavia, la scienza stessa riconosce i propri limiti. Infatti il suo campo di competenza riguarda il come dei fenomeni, ma incontra difficoltà quando si confronta con le domande ultime sul perché e sul fine.
Tematiche come l’origine ultima del cosmo, l’origine della vita e il destino finale dell’universo sono affrontate dalla scienza attraverso modelli teorici che, per loro natura, non sempre sono direttamente verificabili. Esistono diverse ipotesi, spesso tra loro concorrenti, nessuna delle quali può essere considerata definitiva o risolutiva. Inoltre, la storia della scienza mostra come le teorie siano soggette a revisione alla luce di nuove scoperte. Questo aspetto costituisce da un lato una forza del metodo scientifico, ma al tempo stesso ne evidenzia il suo carattere temporaneo.
Per questo motivo, pur essendo uno strumento straordinario di conoscenza, la scienza non pretende — né può pretendere — di essere un fondamento ultimo e assoluto su cui poggiare il senso della vita e dell’esistenza. Quando le domande superano i confini del metodo scientifico, l’uomo cerca di rivolgersi ad altri campi della conoscenza, come per esempio la filosofia, ma nonosttante gli sforzi avrà sempre una lacuna.
Il fondamento della fede
La fede cristiana pone il proprio fondamento non in un sistema di idee astratte né nelle capacità cognitive dell’uomo, ma nella persona del Messia Divino, Yeshua:
Nessuno infatti può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Yeshua Messia (1 Cor. 3,11)
Essa si radica nella Parola di Dio che illumina il cammino dell’uomo (Sal. 119,105), e invita a non confidare esclusivamente nel proprio discernimento (Prov. 3,5).
Sebbene la Parola di Dio sia stata scritta in epoche diverse e da diversi autori, Essa presenta una sorprendente coerenza interna. La Scrittura afferma di non essere soggetta al mutamento del tempo, ma di esprimere la fedeltà e l’immutabilità di Dio (Sal. 119,89; Is. 40,8; Mt. 24,35). Il Suo messaggio segue un filo logico preciso e orientato verso un fine ultimo e definitivo, che trova il suo compimento nel disegno salvifico di Dio per il Suo popolo, Israele, e per tutta l’umanità (Is. 46,9-10; Ap. 21,6).
La fede cristiana, tuttavia, non si riduce all’approvazione intellettuale a un testo antico o alla credenza in un Dio lontano e astratto. Essa è relazione viva e personale con il Dio vivente, vissuta anche in una dimensione comunitaria, la Kehillah (1 Giov. 1,3; Ef. 2,19-22). Dio stesso, in Yeshua, si è rivelato e incarnato entrando nella storia: «La Parola è diventata carne e ha tabernacolato per un tempo fra noi» (Giov. 1,14), adempiendo così le promesse annunciate precedentemente dai profeti (Is. 7,14; 9,6).
Per questo la fede è dinamica e operante nella vita del credente, non rimane confinata alla sfera privata e trasforma la vita attraverso l’opera dello Spirito Santo (Gal. 2,20; Rom. 8,9-11). Essa offre una visione complessiva della realtà, che include un inizio — la creazione — e una fine — il compimento di tutte le cose in Dio (Ap. 22,13).
Tuttavia il peccato ha spezzato la comunione originaria tra Dio e l’uomo (Rom. 3,23), ma in Yeshua, mediante la Sua morte e risurrezione, Dio inaugura la nuova creazione e ristabilisce ciò che era stato perduto (2 Cor. 5,17; Ap. 21,3-4). Chi pone il proprio fondamento in Lui vive già ora questa realtà nello Spirito, in attesa del Suo pieno compimento attraverso Yeshua nel mondo a venire.
Le due case (Matteo 7,24-27)
Per rendere più immediata la questione del fondamento su cui l’uomo costruisce la propria vita, Yeshua utilizza l’immagine di due case: una edificata sulla roccia e l’altra sulla sabbia. Questa parabola, presa come esempio, non intende condannare l’uso della ragione o dell’osservazione, ma mettere in evidenza la differenza tra ciò che è stabile e ciò che è destinato a crollare di fronte alle prove.
Costruire la casa sulla sabbia significa affidarsi a fondamenti che, pur potendo apparire solidi, restano mutevoli e provvisori. Le conoscenze umane, incluse quelle scientifiche, sono preziose ma limitate e soggette a revisione. Esse non possono garantire, da sole, una stabilità ultima di fronte alle grandi “tempeste” dell’esistenza. Si veda, per esempio, il caso recente della frana a Niscemi, in provincia di Caltanissetta.
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Costruire sulla roccia, invece, significa fondare la propria vita su Yeshua, la Roccia immutabile e fedele. Egli non è solo il fondamento, ma anche il Costruttore che edifica la casa e la rende salda (Mt. 16,18; Ef. 2,19–22). Quando sopraggiungono le tempeste — simbolo delle prove, del giudizio e delle crisi profonde — la casa fondata sulla Roccia rimane salda, perché poggia su Yeshua, sull’Io Sono.
Conclusione
La riflessione sul rapporto tra fede e scienza, per concludere, porta a una domanda personale ed inevitabile: su quale fondamento scelgo di costruire la mia vita? La scienza offre strumenti straordinari per comprendere il mondo e migliorare la condizione umana, ma non pretende di rispondere alle domande ultime sul senso e sul destino dell’esistenza. La fede cristiana, invece, invita a confidare non nell’uomo o nelle sue capacità, ma in Dio, che si è rivelato in Yeshua il Messia.
Vivere fondati sulla Roccia significa entrare in relazione con Colui che ci ha creati, ci ha chiamati per nome e desidera dimorare con noi (Is. 43,1-2; Giov. 1,14). La scelta non è, quindi, tra ragione e fede, ma tra un fondamento ultimo provvisorio e uno eterno. Come disse Yeshua a Tommaso: «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto» (Giov. 20,29). La fede non nega il vedere, ma apre lo sguardo a una realtà più profonda, capace di sostenere l’uomo anche quando le tempeste arrivano.
Yeshu le disse: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?» (Giov. 11,40)